Porcellio scaber

Il porcellino di terra

Introduzione

Porcellio scaber, conosciuto comunemente come porcellino di terra o porcellino di Sant’Antonio, è un crostaceo terrestre che appartiene all’ordine degli Isopodi, sottordine Oniscidea e famiglia Porcellionidae. Diffuso in gran parte d’Europa, è uno degli isopodi più familiari, specialmente a chi, da bambino, sollevava pietre nel giardino o amava passeggiare in campagna al calar del sole, quando questo piccolo invertebrato esce per nutrirsi di materiale organico in decomposizione.

Oltre all’Europa centrale e occidentale, questa specie si è diffusa in diverse parti del mondo grazie all’intervento umano. È presente stabilmente in Nord America, Sudafrica e persino in ambienti estremi come l’isola sub-antartica di Marion. Nel Regno Unito è considerata una delle cinque specie di isopodi terrestri più comuni, e in Australia è la specie più frequentemente incontrata (Encyclopedia of Life)

Descrizione

Porcellio scaber raggiunge solitamente una lunghezza compresa tra gli 16 e i 18 mm. Il corpo è appiattito, segmentato e rivestito da un esoscheletro rigido dalla superficie ruvida e granulosa, tipicamente di colore grigio, ma talvolta con tonalità che variano dal marrone chiaro al grigio scuro.
In cattività sono state selezionate numerose varietà con colorazioni insolite, tra cui le forme arancione, bianca, “lava” (caratterizzata da un mix acceso di rosso, nero e arancione) e altre linee a pigmentazione ridotta o irregolare.

Porcellio scaber
Porcellio scaber - Foto da Wikipedia
Porcellio scaber "Lava"
Porcellio scaber "Lava" - Foto da Wikipedia

Robusto e affascinante, Porcellio scaber è anche una delle specie più allevate in terraristica, non solo per il suo carattere simpatico, ma anche per il suo ruolo fondamentale nei terrari bioattivi. Questi terrari, che riproducono un ecosistema autosufficiente, beneficiano della sua attività di decomposizione, poiché l’animale aiuta a mantenere l’ambiente pulito e sano, creando un equilibrio naturale tra piante, microrganismi e altri invertebrati.

Habitat

L’ambiente ideale deve essere il più naturale possibile e deve ricreare il sottobosco.

Il substrato:

  • sul fondo mettere uno strato drenante composto da argilla espansa, pomice o ghiaia fine.
  • in superficie si può usare torba bionda di sfagno, fibra di cocco, o terriccio (senza insetticidi o fertilizzanti) mischiato con foglie secche.

Sul substrato posizionare delle foglie secche (quercia, pioppo, olmo, carpino, tiglio, gelso, ontano, nocciolo, betulla, castagno, ecc), legno marcio non resinoso e muschio.

Come nascondigli si possono usare pezzi di corteccia o sughero.

Temperatura e umidità

L’ideale è mantenere una temperatura compresa tra i 18°C e i 28°C.

Tuttavia, essendo una specie autoctona tollera molto bene le nostre temperature. Pertanto può essere tenuta a temperatura casalinga, senza particolari esigenze.

Temperature inferiori a 5°C e superiori a 36°C sono letali.

L’umidità deve essere medio-alta, pertanto il substrato deve restare leggermente umido, ma non fradicio.

Alimentazione

Sono animali onnivori: in natura si nutrono di materia organica animale o vegetale in decomposizione.

In terrario possono essere nutriti con piccoli pezzi di frutta e verdura (mela, zucchina, carota, patata, ecc).

Occasionalmente, come fonte proteica, si può somministrare del cibo per pesci o crocchette di gatto.

Rimuovere gli avanzi freschi dopo 24 ore per evitare muffe.

Niente agrumi, cipolla o cibi salati.

Riproduzione

Le femmine portano le uova in un marsupio ventrale (marsupio oostegale).

Dopo circa un mese, nascono decine di piccoli già autonomi. I piccoli sono identici agli adulti ma con 6 paia di zampe. Dopo la prima muta diventano 7, come negli adulti.

In condizioni favorevoli, si riproducono quasi tutto l’anno.

Dove trovarli

Questi animali sono molto diffusi in terraristica e pertanto sono reperibili nei gruppi di appassionati o negli eventi del settore. Qui si trovano anche varianti selezionate.

Ricorda inoltre di non rilasciare in natura individui allevati: possono arrecare danni alle popolazioni autoctone.

Convivenza

Porcellio scaber è una specie pacifica che può convivere con diversi altri invertebrati non aggressivi.

Compatibile con collemboli, piccole chiocciole, millepiedi e altra microfauna decompositrice.

È spesso impiegato nei terrari bioattivi come spazzini, grazie alla sua capacità di riciclare residui organici.

Non adatto ai paludari: non sa nuotare e può annegare facilmente nella parte acquatica.

Incompatibile con le chiocciole africane giganti (come Achatina sp.): il loro muco abbondante può soffocarli o danneggiarli.

Può coabitare con alcuni predatori (es. scorpioni, scolopendre), ma con il rischio concreto di predazione: non è consigliabile se si vuole preservare la colonia a lungo termine.

In caso di convivenza, garantire sempre abbondanti nascondigli.

Domande comuni

No, Porcellio scaber si nutre solo di materiale morto e in decomposizione. Le piante sono al sicuro.

In buone condizioni possono vivere 2–3 anni..

Sì, Porcellio scaber non morde, non punge e non rilascia sostanze irritanti.

Tuttavia sono animali delicati, pertanto occorre la massima delicatezza per non arrecare danni fisici o stressarli.

Stefano Nicolosi

Mi chiamo Stefano Nicolosi, sono biologo e naturalista. Sono nato a Siracusa, ma vivo a Reggio Emilia da diversi anni. La mia passione per la natura, infatti, nasce in Sicilia, dove da bambino trascorrevo ore ed ore ad osservare insetti e piccoli animali nascosti tra le rocce e le piante. Col tempo quella curiosità si è trasformata in un percorso di studi e in un lavoro, ma soprattutto in un modo di guardare il mondo: con attenzione ai dettagli, anche a quelli che spesso passano inosservati. Ho creato invertebrati.it per condividere questo sguardo, raccontando gli invertebrati con schede pratiche di allevamento, curiosità e informazioni scientifiche affidabili. Perché credo che conoscere meglio queste creature sia il primo passo per apprezzarle davvero.

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