Il calabrone Killer è davvero arrivato in Italia? Facciamo chiarezza

Spesso sui social network è possibile trovare degli articoli che annunciano l’arrivo di una nuova specie di calabrone proveniente dall’Oriente.

I nomi usati sono molti: “Calabrone Killer”, “Calabrone gigante asiatico”, “Calabrone giapponese”, riportano sempre titoli allarmistici affermando di aver causato già diverse morti in Francia e che sono in arrivo nel nostro paese.

Tutti questi nomi si riveriscono ad una specie realmente esistente, la Vespa mandarinia.

Questa specie è presente solo in alcune aree asiatiche quali: Cina, Taiwan, Corea, Territorio del Litorale, India, Nepal, Indocina, Sri Lanka e Giappone. 

La sua presenza in Europa, o addirittura in Italia è quindi soltanto una grossa BUFALA messa in giro per racimolare qualche click!

Cosa c'è di vero in questa storia?

Nonostante ciò, dal 2004 si è diffusa in Europa una specie di vespa alloctona proveniente dall’Oriente: la Vespa velutina, dal 2012 presente anche in Italia.

Molto probabilmente arrivarono in Europa trasportate da una nave proveniente da Zhejiang o Jiangsu, due provincie della Cina orientale.

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Essa appartiene al genere Vespa, lo stesso genere di Vespa mandarinia e delle autoctone Vespa crabro (Calabrone europeo) e Vespa orientalis (una specie presente in Italia meridionale, Medio Oriente e Madagascar).

Puntura e aggressività

Al contrario delle notizie che circolano in rete, Vespa velutina NON è più aggressiva delle nostre specie di calabrone, la puntura è dolorosa ma se non si è allergici non è pericolosa.

In caso di allergia, invece, una sola puntura può risultare letale (esattamente come una sola puntura di ape può essere letale per una persona allergica).

In Europa, tra il 2007 e il 2010 è stata confermata la morte solo di una persona a causa della puntura del calabrone asiatico: questo non rappresenta un aumento significativo della mortalità causata dalla puntura di Imenotteri (api, vespe, calabroni).

Ciclo vitale e nido

Le regine di Vespa velutina fondano un nuovo nido all’inizio della primavera. Gradualmente il numero delle operaie cresce, in particolare in estate.

In autunno il nido raggiunge le dimensioni massime. In totale il numero di operaie prodotte da una colonia durante tutto il ciclo vitale è circa 6000.

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Nido di V. velutina - Foto di Wikipedia

Nella medesima stagione vengono prodotti circa 900 maschi e 350 future regine che nella primavera successiva andranno a fondare nuovi nidi.

Infatti solo le regine fecondate riusciranno a superare l’inverno e a riprodursi, mentre i maschi e le operaie moriranno.

Le regine fondano i nidi sugli alberi, in cespugli, arbusti, grondaie e anche sottoterra.

In certi casi però, per proteggere meglio il nido, preferiscono trasferirsi in luoghi alti, al riparo dall’uomo o da altri pericoli.

Il trasferimento dev’essere però motivato da un notevole vantaggio, i luoghi alti sono costosi per le colonie: le operaie devono fare più fatica per portare le prede in alto piuttosto che in un punto basso.

È pericolosa per le api?

V. velutina, come del resto V. crabro e V. orientalis, è solita attaccare gli alveari di Apis mellifera (l’ape da miele) per predare larve, adulti e recuperare così abbastanza proteine per la crescita delle loro larve.

Le api domestiche però non sono le prede principali del calabrone asiatico, alcuni studi hanno rivelato che solo 1/3 della dieta è composto da Apoidei, una parte dei quali sono appunto Apis mellifera.

Gli apicoltori riferiscono la distruzione o l’indebelimento di molte arnie a causa del calabrone asiatico: questo, attualmente, non è però supportato da nessuna pubblicazione perché i dati non sono sufficienti e spesso non sono neanche attendibili.

Leggi anche: Le api da miele stanno davvero sparendo?

Lotta

Le tecniche attualmente usate per combattere questa specie sono mirate sui diversi stadi del ciclo vitale.

  • Distruzione dei nidi tramite metodi fisici o chimici.
  • Cattura delle operaie o delle regine. Il problema legato a questo metodo è che non esistono trappole selettive per V. velutina ma solo generaliste che catturano anche specie autoctone.
  • Controllo biologico con parassiti. È un metodo molto pericoloso, si rischia di introdurre parassiti di specie autoctone e causare un grave danno alla biodiversità. Attualmente si sta anche valutando l’efficacia dei parassiti delle specie autoctone su quella asiatica.

In caso di avvistamento è bene segnalare su www.stopvelutina.it

Fonti e approfondimenti

Monceau, K., Bonnard, O. & Thiéry, D. J Pest Sci (2014) 87: 1. https://doi.org/10.1007/s10340-013-0537-3

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